Pianeta madre

Essere donna e madre sembra una condizione destabilizzante sia che si lavori sia che si dedichi il proprio tempo alla famiglia. Chi lavora fuori casa si deve dividere tra esigenze del datore di lavoro ed esigenze della famiglia, con poco spazio per interessi e attività personali ed elevato senso di colpa. Chi lavora per la famiglia è meno dilacerata tra esigenze esterne ed interne ma rischia la solitudine interiore , la frustrazione e la perdita dell’autostima .

Una soluzione istituzionale , oltre ad estendere ed incentivare i lavori  part  time ,dovrebbe prevedere l’intervento pubblico attraverso campagne di opinione e sostegno delle madri , sia che lavorino sia che abbiano scelto di seguire la famiglia a tempo pieno. Una società che funziona crea le condizioni sia per liberare le madri lavoratrici da troppi sensi di colpa, dando loro più tempo e strutture, sia per legittimare senza svilimenti la scelta delle madri che scelgono di non lavorare.

Una madre va , comunque , aiutata a dare il meglio , poichè il suo meglio avrà effetti tangibili sulla società futura cui tutti dovremmo essere interessati.

In attesa di aiuti istituzionali (sigh !) noi madri dobbiamo darci da fare da sole per migliorare il nostro benessere sotto il forte condizionamento di pensare , innanzitutto, alla salute fisica , mentale e psichica dei nostri figli.

Compito tra i più ardui ma anche tra i più stimolanti poichè ci costringe ad andare al nocciolo del problema :che cosa ci interessa e ci motiva veramente, al di là di quello che la società ci imporrebbe?

Abbiamo detto in altra sede che non è obbligatorio avere figli e che, prima di averne dovremmo essere ben consapevoli e preparate al cambiamento deciso che la maternità ci imporrà. Ma una volta imboccata questa via senza ritorno, che ci arricchisce ma ci condiziona, che fare per non sentirsi travolte nè dai sensi di colpa nè dalla frustrazione ?

Che fare?

Innanzitutto capire noi stesse ed accettare le nostre limitazioni . Poi individuare ciò che ci motiva , senza pregiudizi. Capire fino a che punto possiamo realisticamente puntare a realizzare le nostre aspirazioni. Abbandonare ciò che risulta solo velleitario e perseguire ciò che è difficile ma possibile. Discriminanti vincolanti sono il tempo , il carattere, la situazione economica, la logistica , l’età dei figli, la qualità del rapporto coniugale. Aspetti superabili con un lavoro di decondizionamento sono l’educazione ricevuta, le convenzioni ambientali, i dogmi religiosi.

Perseguire le nostre aspirazioni possibili comporta rimboccarsi le maniche e usare il tempo (scarso) per agire con coraggio , senza moralismi e senza omologazione. Poichè parliamo di madri , stiamo affrontando soprattutto un problema di mancanza:mancanza di tempo e mancanza di gratificazioni .

Non è detto che le gratificazioni manchino solo alle casalinghe (bruttissima parola..) ma queste sentiranno maggiormente il peso del non riconoscimento da parte della società e la carenza di rapporti con altri adulti . Quindi, una prima strada comporta la ricerca di un proprio ruolo, di una maggiore autostima.

Nella ricerca di una nostra immagine gratificante cerchiamo di andare oltre all’aspirazione di avere un corpo scolpito , un guardaroba trendy ed una casa di charme; questa è la via più facile ma anche più superficiale .

Noi donne-madri abbiamo ben altri orizzonti da esplorare , dalla conoscenza intellettuale ai rapporti umani , dall’impegno politico e sociale all’apprendimento di lingue, tecnologie, mestieri , dalle pratiche artistiche a quelle sportive .Ma anche voler essere gradevoli , in salute e toniche e voler vivere in una casa bella ed elegante sono obiettivi condivisibili , purchè non fini a se stessi e non assoluti. Non per motivi morali, per la morale comune è preferibile avere una bella casa rispetto a molte altre cose..Piuttosto perchè, parlando di figli, dobbiamo dare un peso al tempo che spendiamo nel nostro giardino privato.