Migliorare se stessi

Ogni essere umano dovrebbe avere lo scopo costante di migliorare se stesso il più a lungo possibile, allontanando quel momento, nell’estrema vecchiaia , in cui non avrà più nè l’energia nè la motivazione per farlo. Questo anelito vale maggiormente per chi è genitore:migliorando noi stessi saremo di maggior utilità anche per i nostri figli. Per due motivi: perchè avremo con loro rapporti migliori e perchè insegneremo loro che sforzarsi di migliorare sempre è doveroso e possibile.

Migliorare se stessi implica non cedere mai all’autocompiacimento e alla pigrizia, i due nemici maggiori del progresso personale. Per migliorare occorre sapersi mettere in discussione, comportamento ben poco diffuso nella nostra civiltà dove , per combattere le insicurezze personali, invece di esaminarci con obiettività e lavorare per superare i nostri limiti , preferiamo fingere di sentirci superiori a chi ci circonda. Cristallizzarsi su posizioni precostituite può sembrare coerenza ma in realtà porta allo scontro o all’incomprensione.

La maggior parte dei casi di rapporti tesi tra genitori e figli dipende dall’incapacità di far evolvere le proprie posizioni nell’assoluta convinzione che le nostre siano giuste a priori. Una volta i padri, oggi molto spesso anche le madri , nell’infanzia impongono ai figli certi tipi di comportamento, si scontrano con forti resistenze e rifiuti, entrano in conflitto propugnando la giustezza delle proprie tesi e perseverano nell’errore fino  alla débacle finale  nel periodo dell’adolescenza, convinti , fino a prova contraria ,di essere nel giusto .

Diventare migliori vuol dire soprattutto diventare più flessibili nell’accettazione degli altri e saper trasmettere ai figli con l’esempio i valori più importanti , quelli sempre validi (e sono pochi : non danneggiare gli altri di proposito, essere onesti e coraggiosi, rispettare le regole o muoversi alla luce del sole per farle evolvere, non prevaricare , non usare mai la violenza fisica e psicologica, essere generosi e solidali). Vuol dire anche cercare di superare i propri limiti caratteriali senza l’ambizione di eliminarli completamente ma con la volontà di comprenderne le motivazioni e ridurne gli effetti più negativi per noi stessi e per gli altri.

Bontà, non buonismo

Essere persone buone non significa  essere ingenui  e dispensare la nostra benevolenza in modo acritico. Quello è buonismo, la versione indiscriminata e retorica della bontà. E’ certamente meglio essere buonisti che cattivi ma è ancor meglio essere semplicemente buoni: persone che amano e rispettano se stesse e gli altri che meritano la loro solidarietà e il loro aiuto perchè si trovano in un oggettivo stato di difficoltà o perchè sono persone positive e leali.. Ad esempio, posso cercare di fare del bene ad un amico leale , a un carcerato o a un rifugiato politico. Può essere che non siano persone buone in assoluto ma meritano il mio sforzo per la loro lealtà o per il difficile contesto in cui vivono. Se sono condiscendente con un truffatore , con un politico compromesso, con persone di cui ho una conoscenza limitata e superficiale , allora sono un buonista che non distingue il grano dal loglio. Chi è indiscriminatamente condiscendente tende a costituire  un danno per  la collettività perchè non distingue le persone valide e positive da quelle che fingono di esserlo.Ciò porta alla negazione della meritocrazia di cui si sente tanto parlare, spesso a sproposito. Il buonismo è diseducativo , tende a premiare a destra e manca senza una logica di vero merito o bisogno.

Migliorare noi stessi per i nostri figli vuol dire diventare più buoni, non più buonisti. Chi è buono è capace di distinguere la buona e la malafede anche nei propri figli e non trasmette un messaggio confuso ma ben chiaro: ti amerò sempre perchè sei mio figlio ma non mi inganni, so distinguere se i tuoi comportamenti sono onesti o non lo sono, se ti comporti da persona giusta oppure no . Ed è auspicabile che tu diventi migliore e che  impari a tua volta  a fare queste distinzioni che ti aiuteranno ad essere sempre consapevole e a non farti ingannare dall’apparenza.